La nostra breve poesia

Quando non sapevo ancora che sarebbe andata a finire in niente di fatto, in scappatoie e giochi fin troppo prevedibili, quando mi brillavano gli occhi e mi mancava la voce, quando mi ammalavo di infatuazione feroce e speranzosa, le parole per te mi sono uscite, brevemente, dalle mani.

Cose che vorrei dirti:

che mi piace il tuo sorriso

che mi piace il tuo viso

che mi piace il tuo respiro

sulla mia schiena e poi mi giro

di fronte per guardarti meglio

mentre dormi

mentre sogni

mentre nel sonno mi stringi

e con le dita dipingi

il tuo volere sui miei fianchi

la tua debolezza sui miei seni

le tue labbra sul mio collo.

Vorrei dirti che mi piaci

Quando mi ascolti e ridi

Quando mi parli e mi chiedi: “Ti fidi?”.

Vorrei dirti che la nostra storia fa un po’ rima

e un po’ no,

che ha un bel ritmo

e a volte no.

 

Che è una poesia nuova,

di lenzuola stropicciate e abbracci mattutini.

Una poesia nuova, 

nata sulla luna.

 

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Hemingway

Tu non sei i tuoi anni,

né la taglia che indossi,

non sei il tuo peso

o il colore dei tuoi capelli.

Non sei il tuo nome,

o le fossette sulle tue guance,

sei tutti i libri che hai letto

e tutte le parole che dici,

sei la tua voce assonnata al mattino

e i sorrisi che provi a nascondere,

sei la dolcezza della tua risata

e ogni lacrima versata,

sei le canzoni urlate così forte,

quando sapevi di esser tutta sola,

sei anche i posti in cui sei stata

e il solo che davvero chiami casa,

sei tutto ciò in cui credi,

e le persone a cui vuoi bene,

sei le fotografie nella tua camera

e il futuro che dipingi.

Sei fatta di così tanta bellezza

ma forse tutto ciò ti sfugge

da quando hai deciso di esser

tutto quello che non sei.
[Tu non sei i tuoi anni, Ernest Hemingway]

Mamma notte

Quant’è bella la notte

Mentre ti sussurra

Scivolando sul legno

“Quanto sei bella”.

Quanta felicità nella notte

Mentre ti fa bere

La felicità che cerchi.

E ci credi.

Ti fa credere che puoi essere felice

Nel bel mezzo di quelle luci soffuse

Tra quegli occhi ardenti

E quelle labbra dannate.

Baceresti mille fauci

Nel bel mezzo di quelle luci soffuse

Ameresti mille parole

Mentre scivolano sul legno di quel banco.

Quant’è preziosa la notte

Mentre ti ricorda che sei una sua creatura.

Mentre ti soffia piano

Fuori dal suo abbraccio.

Fuori nel bel mezzo del giorno.

Ho baciato le strade di Roma

Ho baciato le strade di Roma

questa notte,

come ho baciato te

ieri notte,

quando ti ho baciato

come se non ti vedessi da una vita,

come se non ti dovessi vedere

per un’altra vita.

Così, con lo stesso sguardo

con gli occhi chiusi.

Ho baciato le vie di Prati, il Lungotevere,

i sampietrini, i palazzi,

il Cupolone e i lampioni,

l’aria e le fontane,

il cielo e Trastevere.

I ricordi e tutti i bicchieri mandati giù,

le sigarette succhiate e spente

sbuffando nuvole,

i citofoni che mi hanno premuto il dito,

gli ascensori presi con la schiena sullo specchio.

I tavoli apparecchiati e i miei tacchi

sui sampietrini e sotto i tavoli,

sotto gli sgabelli.

Ho baciato tutto quello che ci siamo dati

io e Roma.

L’ho baciato tutto, mentre baciavo le sue strade

e i semafori

e i nostri locali notturni,

le nostre stelle e il nostro blu,

i miei soprannomi e le stranezze,

le mie firme e le mie reputazioni,

le abitudini e gli imprevisti.

Ho baciato tutto con la foga

di trattenere il ricordo,

di non mollarlo,

di dire ciao e mai addio,

anche se si somigliano,

anche se dovrei dirlo

che mi mancherà da diventare matta

Roma.

Come mi mancherai tu.

Anche se a me addio non piace

non è nel mio destino

non è nella mia natura.

E ci siamo baciati così.

Senza dire Addio,

senza una parola,

sfiorandoci i lineamenti, in silenzio,

perché se dovessimo baciarci ancora con quello sguardo,

con le palpebre che nascondono gli occhi,

io e Roma ci vogliamo riconoscere subito

come ci riconosciamo io e te.

Vin rouge

Labbra vinificate in rosso

 mentre parlo francese con un uomo

 che mi ha fatto sentire donna

 senza sfiorarmi.

Mentre parlo inglese con uno straniero

 tatuato

 che mi chiede di fare un giro in moto.

Mentre parlo spagnolo

 a una donna

 che solleva le mie palpebre davanti al destino.

 Mentre bacio un promesso sposo a un’altra.

Mentre scrivo un libro

 che sarà un successo.

Bevo da un bicchiere rotto,

 che non fa male quando vi poggio la bocca.

Non lascia andar via il mio vino.

Una goccia sola

 scivola sul mento e dal mento

al principio del collo e poi giù,

verso il mio seno.

Lo lasciano andare le mie labbra vinificate in rosso.

 Le mie labbra colorate di tannini

e frutti di bosco.

Che sorridono mentre corrono su una moto,

mentre ballano in aria,

 mentre il corpo si contorce.

Che si aprono e si chiudono

 su un ricordo,

un odore,

una benedizione,

un cambiamento.

 Su una poesia che vive

 a denti stretti.