E adesso?

Che succede adesso? Ho un lavoro nuovo e sono molto più povera. Ma sti cazzi.

E sì, sono preoccupata del fatto che, spendacciona come sono, non riuscirò ad arrivare con qualcosa sul conto a fine mese. Ma sono felice.

La mia più grande conquista è che, grazie a questo cambiamento radicale, ho quello che mi serve per stare davvero bene; per riuscire a seguire il mio libro, in fase di revisione e successivamente in fase di attacco agli editori; per scrivere su questo blog; per provare a realizzare il sogno di un blog di viaggi; per scrivere gratis sui siti di amici e sconosciuti che cercano collaboratori solo per il piacere di farlo. Sì, insomma, per fare la scrittrice squattrinata:

ho più tempo.

 

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New life

Nulla si crea e nulla si distrugge. Sulla mia spalla è impresso a inchiostro e ago, sottoforma di un uroboro. La vita si rigenera, il serpente morde la sua coda in un cerchio infinito.

Venerdì è stata la mia ultima notte da lavoratrice notturna. Una bellissima serata, con tanto di record di incassi, gente divertente da una parte e dall’altra del bancone. Risate, nuove e vecchie conoscenze. Regali, gratitudine. Non poteva esserci serata migliore per concludere un ciclo che è durato dieci anni. Che è cominciato quando ho chiesto lavoro in un locale di Trastevere dove mi aveva portata una cara amica. Era così affascinante la vita notturna. Dopo solo tre sere in quel posto mi sentivo già a casa, avevo mille amici in più, la gente si ricordava di me. Ero felice, in una nuova dimensione. Non ho mai lavorato lì: loro non avevano bisogno di cameriere, ma mi avevano suggerito di chiedere al locale di fronte. E da lì è partito tutto. Ho cominciato a superare nuove sfide contro me stessa, ho conosciuto tante persone che sono ancora nella mia vita e altre che ho lasciato andare.

Il primo messaggio, sabato mattina, è stato alla ragazza che mi aveva portata in quel pub di Trastevere e al primo barman con cui ho lavorato, che mi ha insegnato a essere fiera del mio spirito libero. Mi ha insegnato ad ammettere i miei errori. Mi ha insegnato a festeggiare sempre. Un insegnamento che per un po’ ho dimenticato, ma che adesso voglio ricordare di nuovo, anche lontana dalla mia notte. Anche dall’altra parte di un bancone che più che un confine è una mano tesa. Ora che è finita, sono nostalgica, ma non triste. Abbiamo avuto proprio una bella storia d’amore, io e la notte.

Il passaggio da una vita all’altra ha avuto un nome vero, un nome argentino: Gabriel. Un regalo di tre giorni, pieno di carezze e sorrisi. Un regalo di spensieratezza e gioia, da parte del mio ultimo bancone.

E domani esco di casa mattina presto.