La Roccia della Luna (part Five)

Chiedendo perdono per la lunga attesa, eccomi tornata con il quinto capitolo. Non vi farò aspettare i prossimi così a lungo, promesso! Dov’eravamo:

I cinque Maghi tendono una trappola a David, per strappargli il cuore dal petto e grazie ad esso trovare la portentosa Roccia della Luna e salvare il mondo da Bentruk e i suoi malefici una volta per tutte. Anche Bentruk vuole il suo cuore per trovare la Roccia: gli servirà per diventare ancora più potente e liberarsi dall’incantesimo che lega la sua sopravvivenza a quella di Sfunf, il quale, pur trovandosi dalla parte dei “buoni”, sa bene che la fine dello Stregone sarà la sua stessa fine. 

Se non avete letto i capitoli precedenti o volete fare un ripasso:

La Roccia della Luna (incipit)

La Roccia della Luna (part One)

La Roccia della Luna (part Two)

La Roccia della Luna (part Three)

La Roccia della Luna (part Four)

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Vittoria canticchiava e disponeva,in ordine di importanza, gli estratti di piante che crescevano nel suo bosco, con le quali amava inventare nuove pozioni e sperimentarne i differenti risultati. Il tavolo di legno massiccio che dominava la capanna adibita a laboratorio magico diventava ogni giorno più affollato. “Una vera strega – pensava, spolverando l’ampolla di liquido viola succhiato via dai fiori che curavano la mente dai pensieri cattivi del passato – deve sempre cercare di migliorare la sua magia e di inventare nuovi incantesimi. C’è bisogno di novità in questo mondo di bacchettari” rise  tra sé, ripetendo l’epiteto con cui Sfunf si rivolgeva ai maghi del suo mondo.

“Mediti di avvelenarci tutti con le tue erbacce?”. Il folletto, cavalcioni sul davanzale della finestra aperta, la guardava sornione. “Imparerai mai a bussare?” lo rimproverò la Strega, con poca convinzione. “Sono venuto a vedere come stai – continuò lui, ignorando il rimprovero – ma dal sorriso e dalla melodia che ho trovato nella tua capanna, direi che stai benone”. La Strega ridacchiò arrossendo. “Mi ha perdonata, Sfunf. Questa è la cosa più importante, è ovvio che sono felice. Pensavo non volesse vedermi mai più – fece una piroetta seguita da riverenza – e invece…”. “E invece, ora ti ama?” il tono sarcastico la infastidì. “Non ho mai chiesto tanto”. “Dovresti” si fece serio Sfunf.

Mentre le lucciole e le stelle illuminavano il bosco della Vittoria in quella notte senza luna, David si perdeva con lo sguardo nel mare e cercava di ideare un piano per arrivare a Bentruk con le sue forze. Ma due pensieri lo distraevano: Iridia e Vittoria. Innamorato profondamente della prima, non voleva spezzare il cuore dell’altra. Le parole di Sfunf gli tornavano in mente come una triste cantilena: “L’hai già uccisa mille volte”.

Non era mai stato un uomo da grandi conversazioni. Era abituato a pescare e a lavorare il legno, attività in cui aprire la bocca non serviva. A volte, com’era stato sette anni prima, i maghi o il suo stesso popolo gli avevano chiesto di prendere il comando di una nave. E, per essere un buon capitano, le parole dovevano essere poche ed efficaci. David era una scultura scolpita nel silenzio dei suoi segreti, la scultura di un uomo forte e deciso, che all’interno celava una grande debolezza: non essere riuscito a salvare la vita della madre, uccisa dal morso di un serpente velenoso, e del padre, quando Bentruk aveva attaccato Treeluv col suo sortilegio. Lo stesso anno in cui era riuscito a salvare, invece, la Perla Rossa. La sua Iridia.

Il mare era calmo quella notte, ma lontano dalla superficie ingannevole, in profondità, la lotta era iniziata. Non c’era stato tempo per riflettere oltre, la Fata Murice aveva già indossato la Coda a Tre Pinne e si preparava a difendere il suo regno. Le radici mortali del maleficio di Bentruk erano arrivati fino al vascello fortezza e, col suo passaggio, aveva ucciso molte creature marine. “Ci siamo” disse Murice alla Sorella dei Fondali. “Ci siamo” rispose l’altra. Si voltarono entrambe a guardare l’esercito di donne con le branchie, dalla pelle color argento e le pinne taglienti come lame, sirene dall’armatura di aculei, pronte al loro canto capace di stordire e terrorizzare, e donne conchiglia, la cui arma era un veleno che paralizzava il nemico per il tempo necessario a distruggerlo e il cui scudo era il loro proprio guscio, considerato inattaccabile.

“Forse non avremo bisogno di David, né della Roccia della Luna” disse con fierezza la Fata.

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L’anatra

Il lago si stropiccia

tra le mani del mio amico sconosciuto,

il mio nemico conosciuto.

L’anatra è sola,

sulla superficie satinata di vento.

Si guarda attorno come un’ospite

che poco a poco prende coscienza di essere prigioniera.

Sgomenta

senza muovere un muscolo del corpo adagiato, 

solo i movimenti della testa malcelano la paura.

Mentre studia la sua nuova casa.

Occhi stranieri la guardano

e la ignorano.

Si scrolla il vento dalle ali

e torna composta,

adagiata.

Il suo sguardo misura il perimetro.

Lo stesso perimetro da un tempo uguale, da punti diversi,

da case diverse.

Cercando i suoi simili e i diversi da lei,

la non solitudine,

nel cosmo di uno specchio d’acqua e plastica.

Piccolo e quieto. A volte, stropicciato.

Cercando il centro.

Non tutti gli autogol vengono per nuocere

Ho scritto una poesia su un’anatra. Con la schiena appoggiata ad un albero, gli occhiali da sole e il vento che scompigliava le parole.

Ho fatto molte passeggiate, visto molti amici. Bevuto tanto. Speso tantissimo.

Uscita con tre ragazzi e scappata a gambe levate da tutti e tre.

Ho baciato un pompiere conosciuto in un pub. Ho anche fatto qualcosa come cinque autogol a biliardino, nello stesso pub.

Ho riso tanto e ho provato a scrivere il racconto che ho cominciato qui, i miei pensieri, una bestemmia. Non ci sono riuscita. Le mani tremavano di nuovo, ogni volta che sentivo il bisogno di scrivere. Finché non mi sono incantata a guardare un’anatra in uno specchio d’acqua satinata.

Ecco cos’ho fatto in queste settimane di assenza dal blog.

La cosa più divertente, devo ammetterlo, sono stati i cinque autogol. E il bacio che mi sono meritata subito dopo.

P.S. Un pompiere!!!