La Leggenda della Perla Rossa (part one)

Quando avevo sette anni, mi sono avventurata, con la mia penna e il mio quaderno, nel mondo fantasy. E’ stata la prima e l’ultima volta per molti anni.  Oggi, è la seconda volta. Affronto di nuovo un genere che mi affascina moltissimo e lo faccio con la scusa di partecipare alla challenge lanciata da Ember.

Il prompt che ho scelto per questa prima parte del racconto mi chiede di usare tre parole: perla – lontano – sospiro.

A presto per il seguito. Spero che vi piaccia.

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Le isole dell’Artiglio Nero lo eccitavano da lontano. David aveva sempre desiderato spingersi fin lì, dove nessun uomo aveva mai osato spingersi. Costruì la sua nave con il legno dell’ultimo albero della Perseveranza, sacrificato per il suo nobile scopo, col permesso della Strega del Bosco della Vittoria. “Perché la tua nave sia invincibile – aveva sussurrato la strega – devi forgiare il legno del timone con l’urlo della sconfitta. Solo allora potrai solcare le terribili acque governate dalla Signora dei Tre Mari Infuocati, la Tigre degli Abissi”. La ciurma aveva tremato solo al sentirla nominare, quella Signora. Eppure, nessuno dei venti marinai aveva abbandonato l’impresa. Credevano nel loro Capitano. Credevano anche nella Strega del Bosco della Vittoria, che già aveva dato prova di tenere alla salvezza degli uomini, quanto a quella dei suoi alberi. Aveva sacrificato l’ultimo esemplare della famiglia della Perseveranza, per impartire una lezione importante a David e per dargli una nave forte, tanto da condurlo nel luogo più pericoloso del mondo, per trovare l’amuleto più potente del mondo: la Perla Rossa.

Si raccontava che, a proteggere quel gioiello portentoso, ci fosse la Tigre stessa, che non lasciava mai, nemmeno per un attimo, la caverna dove lo custodiva dalla lontana e lunga notte in cui la mente luminosa del Mago Gufo aveva creato la luna. Il buon Mago, guardiano delle ore più oscure, voleva che tutti gli animali notturni, anche quelli più anziani (con la vista meno agile di un tempo) vedessero facilmente al buio e  decise di creare per loro una luce che illuminasse le tenebre più impenetrabili.

Quella stessa notte, Iridia, una delle Figlie della Cascata d’Avorio, vide quella luce e uscì dal suo nascondiglio notturno, per tuffarsi nelle acque da cui era lei stessa sgorgata, ma fu così rapita dalla visione della luna nel cielo, da lanciarsi nel vuoto guardando verso l’alto e non verso il basso. Così, la bellissima fanciulla si schiantò sulle rocce e morì. Le acque si ritirarono sulla montagna, con uno spaventoso sospiro, e la luna pianse per la giovane. Dal cielo, scese una lacrima che, toccando la roccia insanguinata, diede vita alla Perla Rossa. Come la Tigre se ne impossessò è un racconto triste e macabro: pare che fosse arrivata alla Cascata fiutando i resti del corpo smembrato, ma una volta avvicinatasi, la fame di carne sparì, vinta dalla sete di potere che la Perla aveva fatto irrompere nel suo stomaco.

David conosceva bene quella storia e tutte quelle che venivano dopo, con cui suo padre lo aveva svezzato. Sapeva bene, ad esempio, che la Tigre aveva scavato, grazie ai poteri dell’amuleto, una caverna negli abissi, proprio sotto l’Artiglio Nero, che si ergeva spaventoso nella parte occidentale dell’isola più piccola, l’isola di Kintam.

“La Perla Rossa – gli aveva raccontato il padre – dona poteri diversi a seconda di chi la possiede. Trasforma le lacrime in sangue, quando il cuore desidera il sangue altrui e, allo stesso tempo, accresce la cattiveria, in un circolo che, presto o tardi, porta alla disfatta di quell’anima miserabile. Trasforma, invece, le lacrime in un balsamo che guarisce le ferite, quando il cuore di chi la possiede desidera la salvezza delle altre creature”.

Tuttavia, la Tigre degli Abissi aveva trovato il modo di rallentare gli effetti delle numerose lacrime insanguinate, grazie all’incantesimo dello stregone Bentruk, abile cacciatore di gufi e pipistrelli, che aveva regalato una boccetta magica alla malvagia Signora dei Tre Mari Infuocati. Bastava raccogliere il sangue sgorgato dai suoi occhi in quella boccetta e diluirlo con qualche goccia di acqua salata mista a  rugiada dei Fiori Ombrosi e l’effetto della Perla poteva essere ritardato, seppur non indebolito. Quando gli occhi della Signora svuotavano buona parte delle sue vene, le onde del mare attorno alle tre isole diventavano lingue di fuoco, per proteggere la Tigre da eventuali attacchi nel momento di maggiore debolezza e darle il tempo di recuperare bevendo dalla boccetta incantata.

“Presto o tardi – l’aveva avvisata lo Stregone – la Perla Rossa avrà la meglio e annegherai nel tuo stesso sangue”. “Non importa – aveva risposto la Tigre – perché prima che questo accada ruberò il coraggio dal cuore della più impavida delle creature e, con esso, troverò la roccia che per prima fu illuminata dalla luna. Così, diventerò più potente dell’amuleto: anche il cielo ubbidirà al mio volere”.

 

To be continued (con l’anno nuovo)…

 

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Motivi per festeggiare

La settimana del mio compleanno è appena passata. Quest’anno, più degli altri anni, ho sentito la necessità e, soprattutto, la voglia di festeggiare. E’ stato un anno di grandi cambiamenti e di forti conferme. L’anno in cui ho avuto trentatré anni lo ricorderò così, come un viaggio verso l’inizio di un nuovo viaggio. E allora ogni giorno di questa settimana ho trovato un motivo per festeggiare e, volendo, potrei continuare all’infinito.

Lunedì – Day One Una cena a casa con il mio coinquilino. Lui imbracciava una chitarra elettrica e io versavo il vino nei calici. Abbiamo brindato alle cose semplici e importanti. Al cibo, al vino, alla musica e al sentirsi a casa.

Martedì – Day Two Mi sono fatta un regalo: sportswear nuovo di zecca per la mia pratica di yoga e le lezioni di pole dance e un maglione caldo per l’inverno che arriva. Una mia collega, alle 11 di mattina, è andata a prendermi un bicchiere di glühwein al camioncino all’angolo della strada. Un buongiorno caldo e speziato. Un brindisi al calore quando fuori fa freddo, al lavorare col sorriso, alle nuove conoscenze, ai pensierini per se stessi.

Mercoledì – Day Three  Avevo in programma di andare alla festa di compleanno della ragazza di un mio amico, ma sono crollata sul cuscino. Salvo svegliarmi quando, più tardi, mi ha raggiunto il mio Toy Boy. Che bello il letto, il luogo in cui i sensi si addormentano e si riaccendono.

Giovedì -Day Four Seratina decisamente alcolica con un amico appassionato come me di birre artigianali. E il brindisi non poteva che essere alle passioni da condividere.

Venerdì – Day Five Dopo il lavoro, ho invitato i miei colleghi e altri amici in un locale vicino all’ufficio. Facce nuove e facce un po’ più conosciute a festeggiare la bellezza delle nuove amicizie, dei rapporti che cominciano. 

Sabato – Day Six Il giorno del mio compleanno. Ero talmente ubriaca di gin tonic e di vita e di amici, che ho perso il cellulare. Poteva andare peggio. Poteva essere la dignità, potevano essere i documenti, poteva essere un dente. Abbiamo brindato alla gioia di festeggiare, alla buona compagnia, alla fine dei sensi di colpa per godersi la vita. Abbiamo brindato alle persone su cui contare.

Domenica – Day Seven Serata tutta femminile. Serata di brindisi al sesso, insomma.

Non ho potuto evitare di notare che è stato il primo compleanno, dopo anni, in cui non mi è venuta voglia, a un certo punto, di mandare tutti via, di incazzarmi, di piangere, di urlare.

Forse la psicoterapia ha funzionato, o forse è Saturno che va via. Forse è semplicemente che ogni tanto fa bene ricominciare da zero.

 

Dicembre, Saturno e Tinder

Saturno è entrato nel segno del Sagittario nel Dicembre del 2014 e, finalmente, va via tra qualche giorno.

Spero che abbia fatto tante foto ricordo, perché pare che torni tra 30 anni. L’ultima volta, avevo qualche mese di vita, quindi non si sarà fatto troppe risate. Stavolta, invece, mi ha beccata in pieno. Nel bel mezzo delle mie scelte “migliori”.

La mia vita è sempre più riassumibile nella frase: prendere in pieno. Ho preso in pieno la crisi del lavoro (faccio parte della generazione che non si è potuta permettere troppo facilmente una carriera né una famiglia, figuriamoci conciliarle – sulla seconda ho spinto poco per la verità). Ho preso in pieno la crisi dell’uomo che giustifica la sua mollezza e/o la sua allergia alle relazioni, puntando il dito contro l’indipendenza femminile, che spesso identifica con la stronzaggine.

E io sono stronza davvero – mi piace ripeterlo, lo so – ma mica do la colpa a TUTTI loro (solo a qualcuno e alla lettura compulsiva di Cioè).

Sono stati anni faticosi, che finalmente volgono al termine. Il succo è questo: il 20 dicembre questo simpatico pianeta si leva di torno e io mi prendo le mie soddisfazioni. Sì, sì. Champagne!

Lo dicono tutti: Branko, Simon, Fox e pure Breszny (lui in modo un po’ più poetico). Cosa dite? Mi regala un anello? Ma no, Saturno è tirchio.

Universo e “oroscopari” a parte, il mese del mio compleanno è sempre molto impegnativo, perché (più o meno) festeggio tutto il mese. Più champagne, dunque. Più soldi spesi bene. Più allegria. Più convincersi che sempre si può andare avanti.

Anche quando, nel mese dei festeggiamenti, perdi qualcuno che ha avuto un ruolo molto importante nella tua vita. Come scrive John Niven (non testualmente, non ricordo la citazione a memoria e ho prestato “Maschio, Bianco, Etero” a un’amica): la morte ci insegna a vivere.

Prima di questo, però, ci fa guardare dentro e ci fa fare mille domande autolesionistiche, come ad esempio: ho fatto abbastanza? E’ il momento del game over, in cui al massimo puoi chiedere scusa per quello che non hai fatto o hai fatto male alla persona che hai perso. Che non si sa se ti sente o no, ma tu comunque ci provi. Io credo negli spiriti. Mi è sempre piaciuto crederci. Quindi niente, parlo quando posso con loro.

Saturno o no, i calci in culo arrivano anche nel mese del compleanno. Arrivano anche quando non ti sembra possibile, perché pensi che tutto dipenda da te, che hai messo le basi per qualcosa di nuovo, che credi di più in te stessa, che prendi il mondo a morsi, ecc ecc. Insomma, il risveglio di Wonder Woman. E intanto, la vita continua il suo corso.

Ma adesso, quello che davvero dipende da me è capire la lezione di Saturno e quella di 34 anni di vita.

Come primo atto della mia nuova consapevolezza, quindi, mi sono fatta Tinder.

E se ve lo steste chiedendo: no, non ho ancora voluto incontrare nessuno dei miei match.

Vai a sapere Saturno come ci è riuscito.