Pensieri notturni di prima mattina

Ti voglio dire,
che ti voglio
dire, che ti
voglio dire, che
voglio dirti, che
ti voglio dire,
che ti voglio.

Dichiarazione, Tibur Kibirov

E’ successo  che ieri mi ha confessato che pensava che fossi una stupida e che poi ha capito che avevo solo un sonno pazzesco.

E’ successo che gli ho spiegato che sono passata dalla notte al giorno in 72 ore, che volevo cambiare radicalmente e l’ho fatto. E basta, non gli ho spiegato altro, non gli ho detto che Mirko diceva che ero più intelligente che bella. O che mia nonna mi ha detto: “Quando trovi uno che ti piace, diglielo che sei meglio di quello che sembri”.

E’ successo che glielo stavo per dire e invece mi sono bloccata come al solito. Sono un’ebete quando parlo con lui.

E’ successo che gli vorrei far vedere chi sono, ma non a lui, forse al mondo intero. O forse invece proprio a lui.

E’ successo che mi ha abbracciata e io tra quelle braccia impazzivo.

E’ successo che mi sento di nuovo sottovalutata e che stavolta reagisco prima e faccio vedere le unghie e i denti. E il pelo lucente.

Succede che adesso mi sveglio alle sei anche quando non devo lavorare, che mi prende la voglia matta di scrivere e piangere insieme. La voglia matta di svuotarmi e riempirmi.

La voglia matta di un suo messaggio.

Non sono una persona paziente, non lo sono mai stata. Sono una di quelle che fissa la pentola per far bollire prima l’acqua, immaginate cosa succede quando aspetto un messaggio. 

 

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Surprise

Cosa ti aspetti dal nuovo lavoro? mi ha chiesto il tizio di non mi ricordo quale ufficio di non mi ricordo quale dipartimento. Non mi ricordo, perché non lo ascoltavo dal momento che sapevo che eri seduto dietro di me e riuscivo a pensare solo al fatto che sicuramente  mi stavi guardando.

Ho abbassato la guardia, da quando sono più tranquilla col lavoro. La mia vita è meno stressata e ho avuto il tempo (30 secondi esatti da quando ti ho visto) per infatuarmi. Ed è successo che mi hai sgamata subito. Le guance che arrossivano, lo sguardo che ti tratteneva, i sorrisi a caso. E hai cominciato a stuzzicarmi, sono diventata una preda inaspettata, che cerchi di catturare con complimenti e giochi da bambino. Ti diverte particolarmente, ad esempio, mettermi in imbarazzo davanti a tutti. Ti diverte vedermi cambiare colore e non riuscire a reggere il tuo sguardo, cercando riparo dietro i capelli.

E’ bastato questo per catalogarti, come faccio con tutti gli uomini. Per decidere che, tanto, neanche di te mi potrei fidare.

Ma, stavolta, prima di provare a forzare la situazione, prima di alzare il muro a cui di solito affido l’incolumità del mio cuore, quello col filo spinato e col cartello che ti invita a stare alla larga, perché basta, grazie, prima di tutto il casino che potrei combinare, voglio vedere che casino riesci a combinare tu. E’ davvero un gioco o l’ironia ti sta solo facendo da scudo?

Cosa ti aspetti dal nuovo lavoro?

Surprise! 

La tua risata, alle mie spalle, mi stava guardando.

E adesso?

Che succede adesso? Ho un lavoro nuovo e sono molto più povera. Ma sti cazzi.

E sì, sono preoccupata del fatto che, spendacciona come sono, non riuscirò ad arrivare con qualcosa sul conto a fine mese. Ma sono felice.

La mia più grande conquista è che, grazie a questo cambiamento radicale, ho quello che mi serve per stare davvero bene; per riuscire a seguire il mio libro, in fase di revisione e successivamente in fase di attacco agli editori; per scrivere su questo blog; per provare a realizzare il sogno di un blog di viaggi; per scrivere gratis sui siti di amici e sconosciuti che cercano collaboratori solo per il piacere di farlo. Sì, insomma, per fare la scrittrice squattrinata:

ho più tempo.