Tornare

Ogni volta che torno a Roma, mi viene una specie d’ansia che mi prende a pugni lo stomaco. Non un attacco costante, ma dei colpi acuti e inaspettati che fanno salire su per l’esofago tutti gli errori passati, come un pranzo sgradito. Mi sono perdonata, questa è la mia grande conquista del 2017, non mi sento più in colpa per le mie notti alcoliche, per le mie cazzate più o meno rilevanti, per i momenti imbarazzanti.

Eppure, tornare a Roma, è ancora come tornare sul banco degli imputati. Molta gente a cui voglio bene e ancora più gente a cui ho dovuto dare spiegazioni per anni e anni. Ho dovuto, perché ho voluto io. Per la mia dipendenza da quello che gli altri pensavano di me, per la mia voglia di perfezione, per l’idea imperante nella mia vita: non meritare di essere amata.

Roma è, purtroppo, ancora tutto questo. E’ la vecchia me che ho perdonato, ma che è ancora dietro l’angolo ad aspettare un momento di debolezza, in cui mi trasformo nel più implacabile giudice di me stessa.

Ho passato qualche giorno lì, per il compleanno della mia migliore amica. Sono stati bei giorni, alcuni, e terribili altri. Un’amica mi ha dimostrato di non fidarsi di me e mi ha spezzato il cuore. Mi ha chiesto scusa e ho scoperto di non essere incazzata, come avrei fatto tempo fa. Ho scoperto di essere ferita. Ho scoperto che ho le piastrine in sciopero e il sangue non si vuole coagulare. Ho scoperto che questa potrebbe essere una ferita aperta, un burrone tra me e lei. Sono molto triste.

Ho saltato la visita al mio bancone notturno, dove per sette anni ho dovuto dimostrare di essere qualcos’altro, per piacere alle persone che a me piacevano tanto. Le persone che ancora mi piacciono, le ho viste al di fuori da quell’irrealtà che ci siamo raccontati per molto tempo. Li ho incontrati altrove, sotto altre luci. Ho scoperto che la scrematura, questa volta, è stata più ampia. Il taglio più profondo.

Stai tagliando i rami secchi, mi ha detto una cara amica.

A me sembrava quasi una deforestazione, le ho risposto, amareggiata.

Se non esageri, non sei contenta. Sono rami vecchi. La foresta sta benissimo e l’albero starà ancora meglio.

Speriamo.

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