Valiente

Eres valiente. Me l’ha detto Maria, una mia cara amica di Granada, conosciuta i tempi dell’Erasmus a Sevilla, ormai dodici anni e mezzo fa. Collaboro col suo blog di viaggi. L’ultimo articolo era su una vacanza che mi sono concessa, da sola, a Fuerteventura, dove sono stata per imparare a surfare e fare pace col vento. Mi ha chiesto come andava a Berlino e, dopo qualche chiacchiera, lei che è stata ragazza au pair in Irlanda e donna all’avventura ad Amburgo, seppur per pochi mesi, mi ha detto che sono valiente.  Coraggiosa. Ma non è più coraggioso chi parte lasciando magari un fidanzato a casa o che arriva in un posto nuovo senza sapere cosa ci è andato a fare? E’ più coraggioso chi parte o chi resta? Chi insegue i suoi sogni o chi vi rinuncia? In attesa che Marzullo entri dalla finestra o si manifesti col bollore dell’acqua con cui preparerò il mio roiboos, proverò a farmi un’altra domanda (e spero che la mia psicoterapeuta non legga mai, dato che sia io che lei sappiamo benissimo quanto le domande mi facciano andare in tilt): Cosa è andato storto? Perché non sono diventata Wonder Woman, con in più un marito da sballo e figli che crescono sani?

Ah, sì. Perché non sono, sfortunatamente, un personaggio di fantasia. Questa era facile.

Nello specifico:

  • Mi sono appassionata troppo a tutto quello che ho fatto per vivere. Sono diventata parte del mio lavoro, lasciando poco spazio agli hobby.
  • Ho amato profondamente l’unico uomo che non potevo avere, togliendo attenzioni sentimentali a tutti quegli uomini che per me sono stati solo possessori di pisello e/o amici. Ovvero, o vai nella friendzone o resti solo nella bedzone.
  • Ho cercato perennemente l’equilibrio che volevo e perennemente il mio istinto mi ha fatta sbilanciare.
  • Ho creduto di essere l’unica persona al mondo con problemi relazionali e/o economici e/o postsbornia.
  • Non ho creduto in me stessa.
  • Non ho allontanato le persone “negative“. Anzi, me le sono accollata tutte.

Non ho mai amato gli elenchi, ma ho appreso da poco che sono utili. Le persone che riescono a gestire le proprie agende vanno meno in confusione, scrivono tutto in maniera ORDINATA (altra nota dolente: la mia agenda sarà lo specchio della mia anima, come ogni cosa che scrivo; dunque, disordinata) e riescono a concentrarsi sulle cose da fare. Così mi dicono le mie amiche ordinate e Ryder Carrol, ideatore del Bullet Journal (non provate a rubargli l’idea, è tutto registrato e vi denuncia), al quale mi affiderò per riuscire nell’impresa di riorganizzarmi la vita.

Ma davvero è tutto così semplice?

Bastava un’agenda?

Nein, lo sappiamo tutti che non è così.

Ed ecco qua un’altra lista, così mi alleno. Non sono buoni propositi, sono punti che voglio che restino nelle mie liste future:

  • Innamorarmi ancora. Speriamo, stavolta, di uno che mi ami.
  • Avere sempre a casa almeno un mazzo di fiori. A Berlino, sicuramente tulipani.
  • Continuare a cercare l’equilibrio, facendomi guidare dall’istinto.
  • Dedicare più tempo agli hobby e alle persone positive.
  • Scrivere come se non ci fosse un domani.
  • Ridere come se non ci fosse un domani.
  • Ricordarsi di respirare.
  • Essere valiente.

Non credo di aver risposto ai miei interrogativi, sono andata un po’ a braccio. Resteranno sospesi sopra la mia testa, finché continuerò a guardarli, credo.

E con questa, passo e chiudo. Marzullo non è arrivato, lo hanno spaventato le mie domande e ancor di più l’ultima lista, che sembra uscita da un profilo instagram di yoga o self-help.

A proposito, devo ricordarmi anche di fare yoga.

 

 

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