Scorpione

“Il destino può mutare, la nostra natura mai”. (A.Schopenhauer)

E pensare che ho sempre creduto che questa frase fosse frutto di una mia profonda riflessione. Invece, chissà quando, me l’ha inculcata niente popò di meno che quel pessimistone di Schopenhauer. Ne parlavo, qualche giorno fa, con il mio migliore amico.

Dieci anni fa eravamo i paladini della promiscuità, i maestri dell’imprevisto sessuale. Poi, io sono rimasta eternamente single, ma mi sono calmata. E lui è diventato monogamo, improvvisamente. Dopo tanti anni e una storia stremata da routine, sesso ormai desaparecido e spesso lontananza fisica per motivi di lavoro, il suo “vecchio” io si è fatto strada attraverso la crepa. E cosa è successo? Il mio amico ha messo fine alla sua relazione e ha ricominciato a scopare allegramente.

Lo adoro. Non per il suo ritorno agli imprevisti sessuali, ma perché l’ha lasciata prima di mancarle di rispetto e/o umiliarla. 

“Te la ricordi la storiella della rana che dà un passaggio allo scorpione?”

“Certo. Lui la punge, perché è la sua natura”

“Brava”

“La tua natura è quella di fimmanaro”

“La mia natura è quella di persona innamorata della vita”

“Amavi anche la tua donna”

“Sì, ma non abbastanza da continuare a spegnermi inesorabilmente”

Già. Il rischio era diventato serio: spegnersi I N E S O R A B I L M E N T E, mentre la voce dentro di te ti dice che sei ancora giovane e devi ritrovare l’energia per accendere la fiamma, quella che ti fa sorridere gli occhi. Gli è successo, nella vita amorosa, quello che a me continua a succedere in quella lavorativa.

“La tua natura, invece, a che punto sta?” mi ha chiesto

“Le sto riparando le ali”

“Ali? Quelle funzionano bene. Non fai che volare da una parte all’altra. Forse dovresti comprare un pungiglione”.

Ho già detto che lo adoro?

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Up and Down

Lo so, questo titolo è fuorviante, richiama troppo l’omonimo pezzo trash anni ’90 di Billy More, che in questo momento non guasterebbe. Oddio, in realtà ho già avuto la prima esperienza trash-sessuale di Berlino, sarei in tema. Ma meglio dimenticarla: ero ubriaca come non so neanche spiegare e, il giorno dopo, vedere quell’uomo accanto a me, è stato il suono di un ciak!si gira in una scena del prossimo “Una notte da leoni” (ah non lo fanno più? Aspettate che i produttori vengano a conoscenza della mia sublime interpretazione, poi ne riparliamo).

Tornando a noi. Up and Down è il movimento che fa il mio umore da sempre. Quindi, perché farmelo mancare proprio ora che ho fatto le valigie e sono partita? Il mio umore ha fatto Up l’altro ieri, quando Mirko mi ha riscritto, dopo un mese e due giorni, per chiedermi se adesso possiamo comunicare di nuovo. E io, ovviamente, gli ho detto di sì, nonostante sia stata io, proprio io, a chiedergli di non farsi sentire più.

Più più o solo più? mi chiese il mio ex coinquilino.

Io ho detto più.

Ah, allora è un solo più.

Ed era davvero un solo più. Peccato che la mia scelta avesse un senso. Peccato che adesso non vedo l’ora che mi riscriva.

Il mio umore è andato Down ieri sera, quando un mio collega mi ha fatta sentire per l’ennesima volta solo una donna in un mondo di uomini. Aridaje. Ha contestato una mia scelta davanti a un cliente e io l’ho argomentata. Dovevo dargli un calcio.

La domanda del momento Up è stata: Perché sono ancora legata a lui?

La domanda del momento Down: Perché ancora non li ho presi tutti a calci in culo?

La domanda generale, invece, è la solita: Ho perso tempo?

L’unica risposta che mi viene in mente è che questo blog lo dovevo chiamare “Domande” o “Interrogativi”. O, meglio ancora, “FAQ” (scritto Fuckché tanto si legge uguale).

Vi auguro la buona notte e un ottimo Up and Down, quello di Billy More.

Macchine d’epoca

Non le avrei neanche notate, tutte quelle macchine d’epoca in Prenzlauer Berg, se non avessi conosciuto te, che ne avevi due. I motori. Quella passione che io non so acciuffare, perché non ci capisco niente, neanche so guidare. Non so nemmeno riconoscerle, io, le macchine e le moto. Tu ne ridevi e io ero contenta che avessimo delle cose che potevamo solo guardare. Io i tuoi motori, tu i miei libri.

Ho visto anche tanti cani, qui in zona. Ieri sera, mi è venuto incontro un chihuaua che il padrone aveva lasciato libero. Mi sono messa a ridere, pensando a quando, accarezzando il tuo metalupo, mi hai detto: “I chihuaua non esistono”.

E poi ho visto quella foto. Un uomo spingeva indietro il collo dell’amante, cingendolo con le dita. La testa della donna scivolava, il suo sguardo si perdeva tra le palpebre semichiuse, i muscoli arresi, le vene gonfie di desiderio. Ho sentito i battiti che le sbattevano sulle tempie, il ventre che si scioglieva.

Ero io e tu eri sotto di me. L’altra mano mi strappava la carne dalle costole. Il nostro desiderio era totale ed estremo. Carnale e puro.

Sei il sacrificio finale prima del mio nuovo respiro.

 

 

Valiente

Eres valiente. Me l’ha detto Maria, una mia cara amica di Granada, conosciuta i tempi dell’Erasmus a Sevilla, ormai dodici anni e mezzo fa. Collaboro col suo blog di viaggi. L’ultimo articolo era su una vacanza che mi sono concessa, da sola, a Fuerteventura, dove sono stata per imparare a surfare e fare pace col vento. Mi ha chiesto come andava a Berlino e, dopo qualche chiacchiera, lei che è stata ragazza au pair in Irlanda e donna all’avventura ad Amburgo, seppur per pochi mesi, mi ha detto che sono valiente.  Coraggiosa. Ma non è più coraggioso chi parte lasciando magari un fidanzato a casa o che arriva in un posto nuovo senza sapere cosa ci è andato a fare? E’ più coraggioso chi parte o chi resta? Chi insegue i suoi sogni o chi vi rinuncia? In attesa che Marzullo entri dalla finestra o si manifesti col bollore dell’acqua con cui preparerò il mio roiboos, proverò a farmi un’altra domanda (e spero che la mia psicoterapeuta non legga mai, dato che sia io che lei sappiamo benissimo quanto le domande mi facciano andare in tilt): Cosa è andato storto? Perché non sono diventata Wonder Woman, con in più un marito da sballo e figli che crescono sani?

Ah, sì. Perché non sono, sfortunatamente, un personaggio di fantasia. Questa era facile.

Nello specifico:

  • Mi sono appassionata troppo a tutto quello che ho fatto per vivere. Sono diventata parte del mio lavoro, lasciando poco spazio agli hobby.
  • Ho amato profondamente l’unico uomo che non potevo avere, togliendo attenzioni sentimentali a tutti quegli uomini che per me sono stati solo possessori di pisello e/o amici. Ovvero, o vai nella friendzone o resti solo nella bedzone.
  • Ho cercato perennemente l’equilibrio che volevo e perennemente il mio istinto mi ha fatta sbilanciare.
  • Ho creduto di essere l’unica persona al mondo con problemi relazionali e/o economici e/o postsbornia.
  • Non ho creduto in me stessa.
  • Non ho allontanato le persone “negative“. Anzi, me le sono accollata tutte.

Non ho mai amato gli elenchi, ma ho appreso da poco che sono utili. Le persone che riescono a gestire le proprie agende vanno meno in confusione, scrivono tutto in maniera ORDINATA (altra nota dolente: la mia agenda sarà lo specchio della mia anima, come ogni cosa che scrivo; dunque, disordinata) e riescono a concentrarsi sulle cose da fare. Così mi dicono le mie amiche ordinate e Ryder Carrol, ideatore del Bullet Journal (non provate a rubargli l’idea, è tutto registrato e vi denuncia), al quale mi affiderò per riuscire nell’impresa di riorganizzarmi la vita.

Ma davvero è tutto così semplice?

Bastava un’agenda?

Nein, lo sappiamo tutti che non è così.

Ed ecco qua un’altra lista, così mi alleno. Non sono buoni propositi, sono punti che voglio che restino nelle mie liste future:

  • Innamorarmi ancora. Speriamo, stavolta, di uno che mi ami.
  • Avere sempre a casa almeno un mazzo di fiori. A Berlino, sicuramente tulipani.
  • Continuare a cercare l’equilibrio, facendomi guidare dall’istinto.
  • Dedicare più tempo agli hobby e alle persone positive.
  • Scrivere come se non ci fosse un domani.
  • Ridere come se non ci fosse un domani.
  • Ricordarsi di respirare.
  • Essere valiente.

Non credo di aver risposto ai miei interrogativi, sono andata un po’ a braccio. Resteranno sospesi sopra la mia testa, finché continuerò a guardarli, credo.

E con questa, passo e chiudo. Marzullo non è arrivato, lo hanno spaventato le mie domande e ancor di più l’ultima lista, che sembra uscita da un profilo instagram di yoga o self-help.

A proposito, devo ricordarmi anche di fare yoga.

 

 

Day One or One Day

Sesto giorno a Berlino. La città mi accoglie piano piano e io non le metto fretta, non potrei, sono ancora un’intrusa. Una che non parla la sua lingua, che non conosce le sue abitudini, né gli sguardi e le smorfie della sua gente. Sono stati giorni difficili, non tanto per il trasloco in un altro Paese. No, quello mi elettrizza, mi ha iniettato adrenalina fino al midollo. Difficile è vedersi materializzare ansia e tristezza in un momento che immagini da mesi come un’esplosione di gioia. L’ansia prima della partenza che praticava lo shibari col mio esofago e mi diceva che qualcosa non tornava. La tristezza, una volta arrivata, di sapere per certo cosa non tornava: il mio lavoro. Gli accordi (su turni, soldi, alloggio) erano diversi, sono cambiati senza che io lo sapessi. Per carità, non è una tragedia, non mi hanno sbattuta in mezzo a una strada, anzi, sembra che ci tengano molto a farmi lavorare con loro. Del resto, sono una di fiducia. Una che conoscono da anni. Che ha già dimostrato le sue competenze e il suo attaccamento al lavoro. Un’amica. Una che lo fa per passione e non si fa pagare gli straordinari. Una deficiente, insomma.

Sesto giorno a Berlino e sono già esaurita. Il secondo giorno, dopo varie conversazioni, tutte diverse tra loro con i miei datori di lavoro, volevo già prendere un aereo e tornare a Roma. Per fortuna, non l’ho fatto. Voglio stare qui. Stavolta ho scelto Berlino, come ho scelto altri luoghi, persone, passi, prima di adesso. Voglio diventare figlia adottiva di questo cielo che nasconde il sole e che, quando lo lascia vedere, sembra estate anche se stai sotto lo zero.

Sesto giorno della mia nuova vita e mi sono svegliata con i grandi punti interrogativi che non cambiano mai, neanche se vado su un’altra galassia.

E’ ora di cercare le risposte.

O altre domande.

onedayordayone