De scriptura et de immortalitate

Perché non ricominci a scrivere?

Ho mai smesso?

Non si smette mai, che sia un blog, un libro, una frase su un post it, una poesia scritta su un muro, un articolo. Non si smette mai di scrivere, se ami farlo, se hai la necessità innata e primordiale di far uscire il tuo cuore dal tuo pugno, dalle tue dita. Anche se è solo un appunto, anche se è anonimo, anche se è lontano da quello che eri quando scrivevi per farti leggere dalla gente.

Si può davvero scrivere solo per se stessi? Ho sempre pensato di sì. Poi, mi sono imbattuta nell’opinione di Umberto Eco e mi ha fatto riflettere:

“C’è una sola cosa che si scrive solo per se stesso, ed è la lista della spesa.
Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro.
Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno”.

Quando ho cominciato a scrivere su questo blog, non avevo ancora pensato a cosa farci. Non lo so neanche adesso, in realtà. L’idea mi è stata data da una cara amica, che durante una nottata piuttosto alcolica ha deciso che voleva spingermi tra le braccia della mia vera passione, rimessa in un cassetto. E mi ha suggerito: “Perché non riparti con un blog? Anche se dovessi essere la tua unica follower, scrivi!”. Abbiamo parlato dell’eventualità di raccontare aneddoti accaduti nel mio amato mondo notturno e mi è parso inevitabile, come ho scritto nel mio primo post, perché il mio lavoro condiziona la mia vita, tanto da avermi fatta identificare con un vampiro che risorge falena. Quello che la mia amica non sa, è che avevo già un blog, tempo fa, in cui raccontavo tutti i retroscena della mia Roma by night, un blog pieno di pseudonimi e senza riferimenti a nomi a luoghi. Scene un po’ più hard, realtà più crude. Eh lo so che fa più audience! Ora sembro una falena pensionata, al confronto, soprattutto adesso che non ho ancora ripreso a vivere la notte (sono in ritiro). Mi sono stancata di pseudonimi e clandestinità, quindi racconto e vivo un po’ più vicino alla luce, non come prima. Immersa nel buio, per paura che i raggi del sole mi uccidessero. Evoluzione, crescita, scelte consapevoli o meno. Il punto è altrove: prima, come adesso, scrivevo per qualcun altro, per qualsiasi altro. Magari qualcuno che non leggerà ora, ma tra qualche tempo, chi lo sa. Perché, dopo almeno due decenni di diari segreti, nascosti più o meno bene, ho capito che il segreto più segreto che abbia mai scritto, in fondo, vorrebbe essere letto da qualcuno diverso da me. E i racconti, le riflessioni, gli aforismi, le poesie impressi su banchi, diari, muri, foglietti, agende accanto al telefono di casa, quando si parlava a bassa voce per non farsi sentire da mamma, vivono del sogno inconfessabile di essere scovati. Si scrivono storie per renderle immortali. E ogni storia che scriviamo parla di noi stessi, anche se si tratta di un noi stessi in attesa dietro una virgola o che spunta all’improvviso davanti a una sinèddoche, anche quando sembra che parli di altri.

“Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo”.

(C. Bukowski)

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13 thoughts on “De scriptura et de immortalitate

  1. complimenti per il blog e, come vedi, se siamo qui a commentare quello che scrivi, evidentemente, era giusto dare qualcosa anche agli altri, perché regali sempre qualcosa per arricchire l’anima. Neruda diceva che se in un libro di poesie, anche soltanto una di quelle pubblicate, potrà piacere a un eventuale lettore, il poeta avrà raggiunto il suo scopo. Belle anche le parole do Eco, insomma continua!
    E poi una vampira che rinasce falena stuzzica la nostra curiosità… grande!

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  2. eh …pure io avevo un blog molto più crudo (ed anche più ironico, a dire il vero). Il fatto è che con il passare degli anni molte cose hanno il sentore del “già visto” e ci si stanca di viverle.
    Con una nuova vita sorgono anche nuove parole, che qui o altrove necessitano di prendere a loro volta nuova vita

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