Bianco come…

Bianco come la neve che ho visto dalla mia finestra, appena sveglia. Come i fiocchi che sono scesi tutta la notte e continuano a posarsi sui tetti, sugli alberi, per le strade, sui miei capelli e sui cappucci dei miei nipotini mentre giochiamo fuori. Bianco come immagino siano i binari della stazione a cui dovevo arrivare circa un’ora fa. Bianco come il treno FrecciaBianca che è partito senza di me. Come la mia faccia, quando mio fratello ha sentenziato che la Panda (prevedibilmente) non poteva affrontare tutta quella neve e mio zio ha detto che non riusciva a mettere in moto la jeep. Bianco come chi va in bianco: io e Mirko, che stasera avevamo appuntamento a Roma. E non pensavo di avere questo sguardo spento, davanti a tutto questo bianco, perché aspettavo di vederlo ancora una volta prima di Berlino, perché un addio frettoloso davanti a un tram non mi era bastato, non lo avevo valutato all’altezza di una storia così carica di… di… non so, di storia e basta.

Bianco come dovrebbe essere il Natale, non la Befana.

Eccheccazzo.

 

 

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