Grandi e meritati VAFFANCULO

Il 2016 è finito con mia sorella che dormiva appoggiata alla mia spalla, i miei nipotini che guardavano i fuochi d’artificio e i botti coi nasi incollati ai vetri, mia cugina che sbadigliava chiedendo “quanto manca?” e mia nonna che rispondeva “mancano 45 minuti, adesso è facile”. E’ finito con venti persone attorno allo stesso tavolo a ricordare quando eravamo trenta, a volte anche di più. Il Capodanno era la festa che aspettavo di più da piccola, di più del Natale.

Del Natale aspettavo la mattina in cui correvo su e giù per le scale per vedere quanti regali c’erano per me, non solo sotto il mio albero, ma anche sotto gli alberi dei miei zii. Così facevano anche i miei cuginetti (siamo quindici cugini, cresciuti tutti nello stesso palazzo). Del Capodanno aspettavo altro. Era una festa per piccoli e grandi insieme. C’erano le bottiglie stappate, da cui rubavamo un sorso con il benestare dei nostri genitori, per buon augurio. E, soprattutto, c’erano i dieci minuti prima della mezzanotte, in cui noi bambine scappavamo da casa di nonna per salire le scale di corsa, arrivare ognuna nella sua stanzetta e cercare le mutandine rosse. Tornavamo con l’intimo porta fortuna appena in tempo per sentire Fabrizio Frizzi che faceva il conto alla rovescia.

Adesso siamo grandi, il Capodanno in famiglia è una festa meno frenetica, con meno pretese, senza l’obbligo delle mutandine rosse. Ma erano anni che non lo passavo nella mia prima casa (negli anni scorsi, se non lavoravo, preferivo fare baldoria in giro) ed è stata una bellissima festa, piena di sorrisi e di affetto. La giusta calma di cui avevo bisogno per ripartire. Devo ricaricare le pile, dopo troppi anni passati a spremere le energie e a inventarmele quando non usciva più una goccia di succo.

E’ il secondo giorno del 2017 e ho già fatto tante cose che adoro fare: scrivere, yoga, mangiare, abbracciare i miei nipoti, parlare con i miei amici, fare biglietti aerei e sognare ad occhi aperti. Le altre cose che amo dovranno aspettare qualche altro giorno. E poi avrò altri 363 giorni per rifarle. E altri giorni ancora per ricominciare a farle.

L’inizio di un nuovo anno è sempre una bella illusione, si crede di poter resettare tutto e ripartire. E’ come l’iscrizione in palestra del lunedì, ci crediamo davvero mentre lo diciamo. Il mio augurio a me stessa è di riuscire a impegnarmi davvero per ciò che lo merita e lasciare andare il resto. Non voglio più concedere tempo, energie, amore e soldi a cose e persone che non meritano così tanto. Sembra facile a parole, lo so. Tocca dare un’occhiata ai fatti, so anche questo. Ma se sono riuscita a imparare ad arrampicarmi su un palo e a farci le piroette attorno, solo per passione, se sono riuscita a lasciare il lavoro della mia vita, perché mi faceva stare male, e la casa in cui sono le mie radici, perché volevo le ali… be’, allora, forse riesco anche a mandare dei grandi e meritati VAFFANCULO ai giusti indirizzi.

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